zaterdag, april 12, 2008
vrijdag, april 11, 2008
Papanews.it bericht:
Tempi lunghi per l’approvazione degli Statuti Neocatecumenali. Monsignor Clemens: "Non mi sono mai espresso in proposito". C'è chi parla di‘pressioni’ del Cammino ma il Papa non si lascia intimidire
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO - “Non ho mai rilasciato alcun commento sui tempi relativi all'approvazione degli Statuti Neocatecumenali”. La precisazione è di Monsignor Josef Clemens, Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, il Dicastero vaticano preposto al riconoscimento ufficiale dei nuovi movimenti religiosi. Al prelato, interpellato telefonicamente da un collaboratore di 'Petrus', erano state attribuite erroneamente - e ce ne scusiamo - delle dichiarazioni che sembravano una doccia fredda sulla testa di Kiko Arguello, Carmen Hernandez e Don Mario Pezzi (tutti e tre nella foto con Benedetto XVI), gli iniziatori del Cammino che divide ormai da anni la Chiesa cattolica tra favorevoli e contrari, tra ‘falchi’ e ‘colombe’, tra chi considera questo vastissimo gruppo di fedeli ’una salutare ventata di aria fresca dello Spirito Santo’ e chi, invece, ‘una setta con una propria liturgia e una propria interpretazione - errata - delle Scritture’. Fatto sta che l’approvazione ‘ad experimentum’ degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, dopo i 5 anni fissati da Giovanni Paolo II, è scaduta da 10 mesi senza alcuna ‘fumata bianca’ per Arguello e i suoi collaboratori e ciò, fanno notare Oltretevere, lascia pensare che i tempi siano sempre più lunghi. Benedetto XVI, infatti, non ha ritenuto ancora di dare il ‘via libera’ al riconoscimento ufficiale del Cammino - i cui rapporti con il Vaticano hanno conosciuto diverse volte momenti di tensione sia dagli anni ’90 - in attesa che lo stesso adegui la Liturgia alle direttive impartite dal Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, con una Lettera del 1° Dicembre 2005 in cui si legge: “Nella celebrazione della Santa Messa il Cammino Neocatecumenale accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa senza omettere né aggiungere nulla. Questo è il principio base. Seguire i libri approvati, non aggiungere e non sottrarre. La Domenica è il giorno del Signore: il Santo Padre decide che per il Cammino Neocatecumenale, almeno una Domenica al mese, le comunità devono partecipare alla Santa Messa della Comunità parrocchiale. Per le altre tre settimane, il Cammino Neocatecumenale in ogni diocesi sia in dialogo con il vescovo diocesano. Le ammonizioni previe alle letture si possono fare a condizione che siano brevi. Anche durante l’omelia, pronunciata sempre dal sacerdote o dal diacono, si può fare qualche intervento occasionale che sia breve e che non abbia apparenza di essere l’omelia. Anche questo si può accettare. Poi, per lo scambio della pace: si concede che il Cammino Neocatecumenale possa usufruire dell’indulto già concesso, cioè di fare lo scambio della pace prima dell’offertorio fino ad ulteriori disposizioni. E poi sul modo di ricevere la Santa Comunione: si dà al Cammino Neocatecumenale un periodo di transizione, non più di due anni, per passare dal modo invalso nelle loro comunità di ricevere la Comunione, per esempio, seduti, con l’uso di una mensa addobbata posta al centro della Chiesa, invece dell’altare dedicato; passare da questo al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. Infine, il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre preghiere Eucaristiche contenute nel messale e non solo la seconda preghiera Eucaristica. La sintesi di tutto questo è che il Cammino, nella celebrazione della Santa Messa, seguirà i libri liturgici approvati, tenendo conto delle specificazioni appena pronunciate”. Lo stesso Benedetto XVI, nel 2006, pochi mesi dopo la lettera di Arinze, aveva ‘fraternamente ammonito’ il Cammino Neocatecumenale ad attenersi alla Liturgia di Santa Romana Chiesa durante un incontro con 200 Famiglie del Movimento missionarie in tutto il mondo: “L’importanza della Liturgia e in particolare della Santa Messa nell’evangelizzazione, è stata a più riprese posta in evidenza dai miei predecessori e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo, celebrato nei riti liturgici, costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti. (…) Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancora più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il popolo di Dio, di recente, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, vi ha impartito, a mio nome, alcune norme concernenti la celebrazione Eucaristica. Dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio, Giovanni Paolo II, sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate”. Come accennavamo in precedenza, non sono mai mancati i momenti di tensione tra la Santa Sede e il Cammino Neocatecumenale nella persona di Kiko Arguello. Questi - accusato dai suoi critici addirittura di dipingere il proprio volto al posto di quello di Cristo nelle icone religiose, di tenere e autorizzare omelie da parte di laici durante la Messa, di impugnare talvolta una sorta di bastone pastorale pur non essendo insignito della dignità episcopale, di dare interpretazioni sbagliate delle Scritture, di consentire l’amministrazione della Comunione in modo non conforme - sin dal 2007 ha dato pubblicamente per avvenuta l’approvazione definitiva, e non più in via sperimentale, degli Statuti, passo obbligato per essere riconosciuti come Movimento religioso dal Vaticano. Il Cammino Neocatecumenale, dunque, dovrà attendere ancora - e necessariamente adeguarsi alle direttive del Papa in materia di Liturgia - per ottenere il marchio di riconoscimento pontificio. Intanto, lo scorso 29 Marzo, Kiko Arguello, affiancato da Carmen Hernandez e da Don Mario Pezzi, ha riunito 9 nove Cardinali, 170 tra Vescovi e Arcivescovi e 54 rettori di Seminari ‘Redemptoris Mater’ per l’inaugurazione di una Cappella per l’Adorazione Eucaristica perpetua sul Monte delle Beatitudini. La cerimonia di inaugurazione è stata presieduta da Monsignor Michel Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme, da Vescovi dei vari riti, dal Custode della Terra Santa, Padre Pierbattista Pizzaballa, e dal Nunzio Apostolico, Monsignor Antonio Franco. In un comunicato finale, riportato da “Avvenire”, i Vescovi e Arcivescovi presenti all’incontro riconoscono “con gratitudine che, tra le numerose grazie concesse dallo Spirito Santo alla Chiesa del nostro tempo, il Cammino Neocatecumenale rappresenta con il suo itinerario di iniziazione cristiana un carisma potente per rafforzare lo slancio missionario”. Il carisma che “sorge dalla rigenerazione battesimale”, ricorda il testo, può “dare una risposta alla situazione drammatica della scristianizzazione dell’Europa”. Secondo i presuli, l’avvenire del Cammino dipenderà per gran parte dall’amore paterno con il quale i Vescovi “accoglieranno questo carisma”, accompagneranno “da vicino i seminari Redemptoris Mater” e incoraggeranno “le famiglie tanto preziose delle Comunità Neocatecumenali”. Ma se una parte del Clero ha plaudito a questa e ad altre iniziative del Cammino, c’è chi in Vaticano ha storto il naso ed ha avuto l’impressione che qualcuno, tra i Neocatecumenali, abbia voluto ingaggiare una sorta di ‘braccio di ferro’ con Benedetto XVI o, in ogni caso, con gli Uffici della Curia (Pontificio Consiglio per i Laici e Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti) preposti ad esprimere parere favorevole per l’approvazione degli Statuti (fermo restando che l’ultima parola spetta sempre al Papa). Per l’esattezza, una domanda circola con insistenza tra i Sacri Palazzi: ‘Quale messaggio in codice ha voluto lanciare Kiko?’.
di Gianluca Barile
CITTA’ DEL VATICANO - “Non ho mai rilasciato alcun commento sui tempi relativi all'approvazione degli Statuti Neocatecumenali”. La precisazione è di Monsignor Josef Clemens, Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, il Dicastero vaticano preposto al riconoscimento ufficiale dei nuovi movimenti religiosi. Al prelato, interpellato telefonicamente da un collaboratore di 'Petrus', erano state attribuite erroneamente - e ce ne scusiamo - delle dichiarazioni che sembravano una doccia fredda sulla testa di Kiko Arguello, Carmen Hernandez e Don Mario Pezzi (tutti e tre nella foto con Benedetto XVI), gli iniziatori del Cammino che divide ormai da anni la Chiesa cattolica tra favorevoli e contrari, tra ‘falchi’ e ‘colombe’, tra chi considera questo vastissimo gruppo di fedeli ’una salutare ventata di aria fresca dello Spirito Santo’ e chi, invece, ‘una setta con una propria liturgia e una propria interpretazione - errata - delle Scritture’. Fatto sta che l’approvazione ‘ad experimentum’ degli Statuti del Cammino Neocatecumenale, dopo i 5 anni fissati da Giovanni Paolo II, è scaduta da 10 mesi senza alcuna ‘fumata bianca’ per Arguello e i suoi collaboratori e ciò, fanno notare Oltretevere, lascia pensare che i tempi siano sempre più lunghi. Benedetto XVI, infatti, non ha ritenuto ancora di dare il ‘via libera’ al riconoscimento ufficiale del Cammino - i cui rapporti con il Vaticano hanno conosciuto diverse volte momenti di tensione sia dagli anni ’90 - in attesa che lo stesso adegui la Liturgia alle direttive impartite dal Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, con una Lettera del 1° Dicembre 2005 in cui si legge: “Nella celebrazione della Santa Messa il Cammino Neocatecumenale accetterà e seguirà i libri liturgici approvati dalla Chiesa senza omettere né aggiungere nulla. Questo è il principio base. Seguire i libri approvati, non aggiungere e non sottrarre. La Domenica è il giorno del Signore: il Santo Padre decide che per il Cammino Neocatecumenale, almeno una Domenica al mese, le comunità devono partecipare alla Santa Messa della Comunità parrocchiale. Per le altre tre settimane, il Cammino Neocatecumenale in ogni diocesi sia in dialogo con il vescovo diocesano. Le ammonizioni previe alle letture si possono fare a condizione che siano brevi. Anche durante l’omelia, pronunciata sempre dal sacerdote o dal diacono, si può fare qualche intervento occasionale che sia breve e che non abbia apparenza di essere l’omelia. Anche questo si può accettare. Poi, per lo scambio della pace: si concede che il Cammino Neocatecumenale possa usufruire dell’indulto già concesso, cioè di fare lo scambio della pace prima dell’offertorio fino ad ulteriori disposizioni. E poi sul modo di ricevere la Santa Comunione: si dà al Cammino Neocatecumenale un periodo di transizione, non più di due anni, per passare dal modo invalso nelle loro comunità di ricevere la Comunione, per esempio, seduti, con l’uso di una mensa addobbata posta al centro della Chiesa, invece dell’altare dedicato; passare da questo al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. Infine, il Cammino Neocatecumenale deve utilizzare anche le altre preghiere Eucaristiche contenute nel messale e non solo la seconda preghiera Eucaristica. La sintesi di tutto questo è che il Cammino, nella celebrazione della Santa Messa, seguirà i libri liturgici approvati, tenendo conto delle specificazioni appena pronunciate”. Lo stesso Benedetto XVI, nel 2006, pochi mesi dopo la lettera di Arinze, aveva ‘fraternamente ammonito’ il Cammino Neocatecumenale ad attenersi alla Liturgia di Santa Romana Chiesa durante un incontro con 200 Famiglie del Movimento missionarie in tutto il mondo: “L’importanza della Liturgia e in particolare della Santa Messa nell’evangelizzazione, è stata a più riprese posta in evidenza dai miei predecessori e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo, celebrato nei riti liturgici, costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti. (…) Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancora più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il popolo di Dio, di recente, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, vi ha impartito, a mio nome, alcune norme concernenti la celebrazione Eucaristica. Dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio, Giovanni Paolo II, sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate”. Come accennavamo in precedenza, non sono mai mancati i momenti di tensione tra la Santa Sede e il Cammino Neocatecumenale nella persona di Kiko Arguello. Questi - accusato dai suoi critici addirittura di dipingere il proprio volto al posto di quello di Cristo nelle icone religiose, di tenere e autorizzare omelie da parte di laici durante la Messa, di impugnare talvolta una sorta di bastone pastorale pur non essendo insignito della dignità episcopale, di dare interpretazioni sbagliate delle Scritture, di consentire l’amministrazione della Comunione in modo non conforme - sin dal 2007 ha dato pubblicamente per avvenuta l’approvazione definitiva, e non più in via sperimentale, degli Statuti, passo obbligato per essere riconosciuti come Movimento religioso dal Vaticano. Il Cammino Neocatecumenale, dunque, dovrà attendere ancora - e necessariamente adeguarsi alle direttive del Papa in materia di Liturgia - per ottenere il marchio di riconoscimento pontificio. Intanto, lo scorso 29 Marzo, Kiko Arguello, affiancato da Carmen Hernandez e da Don Mario Pezzi, ha riunito 9 nove Cardinali, 170 tra Vescovi e Arcivescovi e 54 rettori di Seminari ‘Redemptoris Mater’ per l’inaugurazione di una Cappella per l’Adorazione Eucaristica perpetua sul Monte delle Beatitudini. La cerimonia di inaugurazione è stata presieduta da Monsignor Michel Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme, da Vescovi dei vari riti, dal Custode della Terra Santa, Padre Pierbattista Pizzaballa, e dal Nunzio Apostolico, Monsignor Antonio Franco. In un comunicato finale, riportato da “Avvenire”, i Vescovi e Arcivescovi presenti all’incontro riconoscono “con gratitudine che, tra le numerose grazie concesse dallo Spirito Santo alla Chiesa del nostro tempo, il Cammino Neocatecumenale rappresenta con il suo itinerario di iniziazione cristiana un carisma potente per rafforzare lo slancio missionario”. Il carisma che “sorge dalla rigenerazione battesimale”, ricorda il testo, può “dare una risposta alla situazione drammatica della scristianizzazione dell’Europa”. Secondo i presuli, l’avvenire del Cammino dipenderà per gran parte dall’amore paterno con il quale i Vescovi “accoglieranno questo carisma”, accompagneranno “da vicino i seminari Redemptoris Mater” e incoraggeranno “le famiglie tanto preziose delle Comunità Neocatecumenali”. Ma se una parte del Clero ha plaudito a questa e ad altre iniziative del Cammino, c’è chi in Vaticano ha storto il naso ed ha avuto l’impressione che qualcuno, tra i Neocatecumenali, abbia voluto ingaggiare una sorta di ‘braccio di ferro’ con Benedetto XVI o, in ogni caso, con gli Uffici della Curia (Pontificio Consiglio per i Laici e Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti) preposti ad esprimere parere favorevole per l’approvazione degli Statuti (fermo restando che l’ultima parola spetta sempre al Papa). Per l’esattezza, una domanda circola con insistenza tra i Sacri Palazzi: ‘Quale messaggio in codice ha voluto lanciare Kiko?’.
maandag, maart 24, 2008
Witte mozzetta
zondag, maart 23, 2008
Paus preekt over Conversi ad Dominum

Tijdens de Paaswake, behandelt het laatste deel van de preek van paus Benedictus het veelgenoemde Conversi ad Dominum. Hier is onze vertaling van de desbetreffende passage:
"In de oude Kerk was er de gewoonte dat de bisschop of de priester na de homilie de gelovigen opriep met de woorden: “Conversi ad Dominum” – keer u naar de Heer. Dit betekende op de eerste plaats dat zij zich zouden keren naar het Oosten, in de richting van het opgaan van de zon als teken van Christus die terugkeert en die wij gaan ontmoeten in de viering van de Eucharistie. Waar dit omwille van een bepaalde reden niet mogelijk was, zouden zij zich tenminste keren naar het beeld van Christus in de absis of naar het Kruis om zich inwendig te richten naar, te oriënteren op de Heer. Tenslotte handelt het zich om dit inwendige feit: conversio, het zich richten van onze ziel naar Jezus Christus en zo naar de levende God, naar het ware licht. Hiermee verbonden was toen de andere uitroep die ook vandaag, voor de Canon, gericht wordt aan de gelovige gemeenschap: “Sursum corda” – verheft de harten, hoog boven alle verwikkelingen van onze bekommernissen, onze verlangens, onze angsten, onze verstrooiingen – verheft de harten, uw innerste! In beide uitroepen worden we als het ware opgeroepen ons Doopsel te vernieuwen: Conversi ad Dominum – altijd opnieuw moeten we ons losmaken van verkeerde paden, waarin wij ons zo dikwijls met onze gedachten en handelen bewegen. Altijd opnieuw moeten wij ons richten naar Hem, die is de Weg, de Waarheid en het Leven. Altijd opnieuw moeten wij ‘bekeerlingen’ worden, gericht met heel ons leven naar de Heer. En altijd opnieuw moeten we toelaten dat ons hart weggetrokken wordt van de zwaartekracht die het naar beneden trekt en inwendig moeten we het hart hoog verheffen: in de waarheid en de liefde. In dit uur danken wij de Heer omdat Hij ons, krachtens Zijn Woord en Zijn Heilige Sacramenten, richt in de juiste richting en ons hart omhoog trekt. En laten wij zo tot Hem bidden: Ja, Heer, maak ons tot mensen van Pasen, mannen en vrouwen van het licht, vol van het vuur van uw liefde. Amen.
zaterdag, maart 22, 2008
maandag, maart 17, 2008
Palmzondag 2008
Voor de fans van 'estetica papale', verwijs ik graag naar Hallowed Ground.
Een voorsmaakje.

En natuurlijk inhoudelijk:
(Uit de homilie)
"Is ons geloof voldoende zuiver en open zodanig dat vanuit dit geloof ook de 'heidenen', d.i. zij die vandaag op zoek zijn en vragen hebben, in staat zijn om het licht van de enige God in vermoeden, zich te verenigen in de voorhoven van het geloof met ons gebed en met hun vragen misschien tot de ware aanbidding Gods komen? ... Laten wij misschien niet op verschillende wijzen de afgoden binnen in ons geloof? Zijn we bereid om ons steeds opnieuw te laten zuiveren door de Heer en Hem toe te laten om uit ons en de Kerk al wat Hem tegengesteld is, te drijven?"
Een voorsmaakje.

En natuurlijk inhoudelijk:
(Uit de homilie)
"Is ons geloof voldoende zuiver en open zodanig dat vanuit dit geloof ook de 'heidenen', d.i. zij die vandaag op zoek zijn en vragen hebben, in staat zijn om het licht van de enige God in vermoeden, zich te verenigen in de voorhoven van het geloof met ons gebed en met hun vragen misschien tot de ware aanbidding Gods komen? ... Laten wij misschien niet op verschillende wijzen de afgoden binnen in ons geloof? Zijn we bereid om ons steeds opnieuw te laten zuiveren door de Heer en Hem toe te laten om uit ons en de Kerk al wat Hem tegengesteld is, te drijven?"
zondag, maart 16, 2008
Over de 'nieuwe' pauselijke staf
Lezers van deze blog zullen zich herinneren dat wij reeds eerder het 'geval' van de pauselijke staf behandelden. Wij waren toen zo vrij(postig) om een een 'nieuwe' staf te suggeren, d.w.z. de staf die Johannes Paulus II o.a. bij de opening van het Heilig Jaar in 1983 gebruikte aangezien deze beter zou passen bij de terugkeer van de pauselijke grandeur à la Benedictus XVI.
Maar opnieuw heeft onze Heilige Vader ons vandaag op Palmzondag verrast.

Na enig zoekwerk konden we achterhalen dat ook nu - hoe kon het anders in de geest van de hermeneutiek van de continuïteit- het geen nieuwe staf betreft maar reeds door Pius XII en Johannes XXIII is gebruikt geworden.

Hier tijdens Vaticanum II gedurende een viering in de Byzantijnse ritus. M.a.w. het gebruik van deze staf is een mooie indicatie van de correcte interpretatie van Vaticanum II!:
Maar opnieuw heeft onze Heilige Vader ons vandaag op Palmzondag verrast.

Na enig zoekwerk konden we achterhalen dat ook nu - hoe kon het anders in de geest van de hermeneutiek van de continuïteit- het geen nieuwe staf betreft maar reeds door Pius XII en Johannes XXIII is gebruikt geworden.

Hier tijdens Vaticanum II gedurende een viering in de Byzantijnse ritus. M.a.w. het gebruik van deze staf is een mooie indicatie van de correcte interpretatie van Vaticanum II!:
Kardinaal Rigali over Summorum Pontificum op het seminarie
Zenit.org publiceerde op 14 maart jl. een interview waarin kardinaal Justin Rigali, aartsbisschop van Philadelphia, op excellente en voorbeeldige wijze ingaat op de toepassing van Summorum Pontificum in zijn seminarie. Wij bewonderen steeds degene die niet wacht op nog een document van Rome om de logica zelve toe te passen. Hier volgt onze vertaling:

Welke praktische maatregelen worden genomen om Summorum Pontificum in het leven en het curriculum van het seminarie te incorporeren?
Kardinaal Rigali: Eerst zal er een voordracht gehouden worden over het motu proprio waarin de theologie die ten grondslag ligt aan het missaal van 1962 verhelderd wordt zodat de seminaristen een meer helder begrip geboden wordt van het motu proprio en van de pastorale bekommernis van Benedictus XVI voor de gelovigen die een diepe liefde koesteren voor de Tridentijnse liturgie. Aangezien bijna alle seminaristen van het Sint-Carolus Borromeus seminarie opgegroeid zijn met de Mis volgens de Novus Ordo – het missaal van Paulus VI- is het belangrijk om een uitleg te geven over de Mis volgens het missaal van 1962 – het missaal van de Zalige Johannes XXIII.
Bovendien zullen de seminariecolleges in theologie, liturgie en kerkgeschiedenis het initiatief van de Heilige Vader behandelen en toelichten. Het zal voor de seminaristen een hulp zijn om de continuïteit van de twee uitdrukkingen [van de Romeinse Ritus] te leren kennen maar het zal hen ook de gelegenheid bieden om zich bezig te houden met de veranderingen die plaatsvonden in de liturgie volgend op het Tweede Vaticaans Concilie.
In de lente, na de voordracht, zal éénmaal de Heilige Mis in de buitengewone vorm gevierd worden voor de gehele gemeenschap van het Sint-Carolus Borromeus seminarie. Hierdoor zal aan de seminaristen de liturgisch correctie wijze getoond worden waarin de buitengewone vorm van de Mis dient gevierd te worden.
Welk element in Summorum Pontificum heeft u ertoe geleid om uw steun te geven aan de incorporatie van het document in het leven van het Sint-Carolus Borromeus seminarie? Voorziet u een grotere vraag voor de traditionele vorm van de Mis in de toekomst?
Kardinaal Rigali: De Heilige Vader heeft erop gewezen dat de Mis volgens de buitengewone vorm en ook de viering van de sacramenten beschikbaar moet zijn voor de gelovigen indien er een echte pastorale nood bestaat. Velen van onze clerici hebben nooit de Mis gevierd of de sacramenten toegediend volgens het missaal van 1962 en volgens de andere liturgische teksten. Om in de pastorale nood te voorzien, mocht deze zich voordien, dienen de huidige seminaristen de mogelijkheid te hebben om passend onderricht te worden wat betreft de riten en de theologie die aan de grondslag liggen van deze vormen. Op dit moment voorzie ik geen grote vraag voor vieringen volgens de buitengewone vorm van de Mis. In het aartsbisdom van Philadelphia hebben we zeer weinig aanvragen ontvangen. De meeste katholieken vinden vandaag hun geestelijke voldoening in de Mis zoals deze gevierd wordt volgens het missaal van Paulus VI en dit blijft de gewone vorm van de viering.
Dit gezegd zijnde, we zijn gezegend met twee parochies in verschillende gebieden van het aartsbisdom waar de Mis gevierd wordt in de buitengewone vorm. Zij droegen reeds enige tijd de Mis op met het Tridentijnse missaal door middel van het noodzakelijke indult. Ik ben dankbaar dat deze parochies voorzien in de geestelijke en pastorale noden van de gelovigen die de buitengewone vorm verkiezen.
Sommige analisten van Summorum Pontificum hebben gezegd dat het document voornamelijk gericht is tot priesters en een gave is aan hen. Wat is uw mening?
Kardinaal Rigali: Het motu proprio is uitgevaardigd door de Heilige Vader voor alle katholieken. Wat betreft de priesters, alles wat de Heilige Vader zegt over de liturgie of over een verandering in de liturgische vorm of formulering geeft de priesters de gelegenheid om na te denken en te reflecteren over de mysteries die zij vieren in de liturgie. Vele priesters vinden in deze gelegenheden een vernieuwde zin voor ontzag en appreciatie voor de liturgie en een gelegenheid om zich opnieuw toe te wijden aan de viering van deze liturgieën in een meer bedachte, waardige en respectvolle wijze. In deze zin is Summorum Pontificum een gave aan alle priesters omdat het hen aanmoedigt om, doorheen de heilige liturgie, alle mensen te brengen tot een diepere en heilige vereniging met de Heer.
Seminaries houden zich bezig met vorming en in het bijzonder met liturgische vorming. Wat zal volgens u het vormende effect zijn van het leren en vieren van de buitengewone vorm van de Mis voor de seminaristen?
Kardinaal Rigali: De studie van de Mis volgens het missaal van 1962 zal de seminaristen de gelegenheid bieden om de continuïteit te ervaren tussen de oude en de nieuwere vormen.
Er is zoveel van ons geloof dat gebaseerd is op continuïteit en traditie, het doorgeven van het geloof van de éne generatie op de andere. Soms veranderen riten en ontwikkelen ze zich maar de kern blijft steeds dezelfde. Benedictus XVI zegt aan de bisschoppen in zijn brief die het motu proprio vergezelt: “Er is geen contradictie tussen de twee edities van het Romeins missaal. In de geschiedenis van de liturgie is er groei en ontwikkeling maar geen breuk. Wat vroegere generaties als heilig aanzagen, blijft ook heilig en groots voor ons en het kan niet plots geheel verboden worden of aanzien als schadelijk. Het komt ons allen toe om de rijkdommen die zich ontwikkeld hebben in het geloof en gebed van de Kerk te bewaren en er hun juiste plaats aan te geven.” De liturgische vorming die de seminaristen van het Sint-Carolus Borromeus seminarie ontvangen vormt hen in eerbied en heiligheid en dit zal aan de gelovigen, die zij na hun wijding bedienen, ten dienste komen.
Zal de viering van de Mis volgens het missaal van de Zalige Johannes XXIII een effect hebben op de wijze waarop een priester de Novus Ordo Mis viert?
Kardinal Rigali: Elke priester die niet vertrouwd is met de buitengewone vorm of die de liturgie volgens deze vorm enige tijd niet gevierd heeft, zal waarschijnlijk en vanzelfsprekend, nadenken over de wijze waarop hij de Mis viert volgens de Novus Ordo. Dit nadenken is positief omdat het slechts kan leiden tot een meer waardige viering van de liturgie.
Wat kunnen priesters doen om Summorum Pontificum te incorporeren in hun eigen priesterlijk dienstwerk?
Kardinaal Rigali: Het Sint-Carolus Borromeus seminarie bidet een cursus voor priesters die wensen gevormd en getraind te worden in de juiste viering van de Mis volgens het missaal van de zalige Johannes XXIII om zo competentie in het Latijn en de rubrieken van de buitengewone vorm te verzekeren. Voorafgaand aan de praktische ervaring, zal de theologie achter de liturgie en het motu proprio worden bestudeerd. Ik moedig elke priester die wenst deze liturgie te celebreren aan om zulke vormende opportuniteiten aan te grijpen opdat de liturgie gevierd wordt op een biddende en eerbiedwaardige wijze.

Welke praktische maatregelen worden genomen om Summorum Pontificum in het leven en het curriculum van het seminarie te incorporeren?
Kardinaal Rigali: Eerst zal er een voordracht gehouden worden over het motu proprio waarin de theologie die ten grondslag ligt aan het missaal van 1962 verhelderd wordt zodat de seminaristen een meer helder begrip geboden wordt van het motu proprio en van de pastorale bekommernis van Benedictus XVI voor de gelovigen die een diepe liefde koesteren voor de Tridentijnse liturgie. Aangezien bijna alle seminaristen van het Sint-Carolus Borromeus seminarie opgegroeid zijn met de Mis volgens de Novus Ordo – het missaal van Paulus VI- is het belangrijk om een uitleg te geven over de Mis volgens het missaal van 1962 – het missaal van de Zalige Johannes XXIII.
Bovendien zullen de seminariecolleges in theologie, liturgie en kerkgeschiedenis het initiatief van de Heilige Vader behandelen en toelichten. Het zal voor de seminaristen een hulp zijn om de continuïteit van de twee uitdrukkingen [van de Romeinse Ritus] te leren kennen maar het zal hen ook de gelegenheid bieden om zich bezig te houden met de veranderingen die plaatsvonden in de liturgie volgend op het Tweede Vaticaans Concilie.
In de lente, na de voordracht, zal éénmaal de Heilige Mis in de buitengewone vorm gevierd worden voor de gehele gemeenschap van het Sint-Carolus Borromeus seminarie. Hierdoor zal aan de seminaristen de liturgisch correctie wijze getoond worden waarin de buitengewone vorm van de Mis dient gevierd te worden.
Welk element in Summorum Pontificum heeft u ertoe geleid om uw steun te geven aan de incorporatie van het document in het leven van het Sint-Carolus Borromeus seminarie? Voorziet u een grotere vraag voor de traditionele vorm van de Mis in de toekomst?
Kardinaal Rigali: De Heilige Vader heeft erop gewezen dat de Mis volgens de buitengewone vorm en ook de viering van de sacramenten beschikbaar moet zijn voor de gelovigen indien er een echte pastorale nood bestaat. Velen van onze clerici hebben nooit de Mis gevierd of de sacramenten toegediend volgens het missaal van 1962 en volgens de andere liturgische teksten. Om in de pastorale nood te voorzien, mocht deze zich voordien, dienen de huidige seminaristen de mogelijkheid te hebben om passend onderricht te worden wat betreft de riten en de theologie die aan de grondslag liggen van deze vormen. Op dit moment voorzie ik geen grote vraag voor vieringen volgens de buitengewone vorm van de Mis. In het aartsbisdom van Philadelphia hebben we zeer weinig aanvragen ontvangen. De meeste katholieken vinden vandaag hun geestelijke voldoening in de Mis zoals deze gevierd wordt volgens het missaal van Paulus VI en dit blijft de gewone vorm van de viering.
Dit gezegd zijnde, we zijn gezegend met twee parochies in verschillende gebieden van het aartsbisdom waar de Mis gevierd wordt in de buitengewone vorm. Zij droegen reeds enige tijd de Mis op met het Tridentijnse missaal door middel van het noodzakelijke indult. Ik ben dankbaar dat deze parochies voorzien in de geestelijke en pastorale noden van de gelovigen die de buitengewone vorm verkiezen.
Sommige analisten van Summorum Pontificum hebben gezegd dat het document voornamelijk gericht is tot priesters en een gave is aan hen. Wat is uw mening?
Kardinaal Rigali: Het motu proprio is uitgevaardigd door de Heilige Vader voor alle katholieken. Wat betreft de priesters, alles wat de Heilige Vader zegt over de liturgie of over een verandering in de liturgische vorm of formulering geeft de priesters de gelegenheid om na te denken en te reflecteren over de mysteries die zij vieren in de liturgie. Vele priesters vinden in deze gelegenheden een vernieuwde zin voor ontzag en appreciatie voor de liturgie en een gelegenheid om zich opnieuw toe te wijden aan de viering van deze liturgieën in een meer bedachte, waardige en respectvolle wijze. In deze zin is Summorum Pontificum een gave aan alle priesters omdat het hen aanmoedigt om, doorheen de heilige liturgie, alle mensen te brengen tot een diepere en heilige vereniging met de Heer.
Seminaries houden zich bezig met vorming en in het bijzonder met liturgische vorming. Wat zal volgens u het vormende effect zijn van het leren en vieren van de buitengewone vorm van de Mis voor de seminaristen?
Kardinaal Rigali: De studie van de Mis volgens het missaal van 1962 zal de seminaristen de gelegenheid bieden om de continuïteit te ervaren tussen de oude en de nieuwere vormen.
Er is zoveel van ons geloof dat gebaseerd is op continuïteit en traditie, het doorgeven van het geloof van de éne generatie op de andere. Soms veranderen riten en ontwikkelen ze zich maar de kern blijft steeds dezelfde. Benedictus XVI zegt aan de bisschoppen in zijn brief die het motu proprio vergezelt: “Er is geen contradictie tussen de twee edities van het Romeins missaal. In de geschiedenis van de liturgie is er groei en ontwikkeling maar geen breuk. Wat vroegere generaties als heilig aanzagen, blijft ook heilig en groots voor ons en het kan niet plots geheel verboden worden of aanzien als schadelijk. Het komt ons allen toe om de rijkdommen die zich ontwikkeld hebben in het geloof en gebed van de Kerk te bewaren en er hun juiste plaats aan te geven.” De liturgische vorming die de seminaristen van het Sint-Carolus Borromeus seminarie ontvangen vormt hen in eerbied en heiligheid en dit zal aan de gelovigen, die zij na hun wijding bedienen, ten dienste komen.
Zal de viering van de Mis volgens het missaal van de Zalige Johannes XXIII een effect hebben op de wijze waarop een priester de Novus Ordo Mis viert?
Kardinal Rigali: Elke priester die niet vertrouwd is met de buitengewone vorm of die de liturgie volgens deze vorm enige tijd niet gevierd heeft, zal waarschijnlijk en vanzelfsprekend, nadenken over de wijze waarop hij de Mis viert volgens de Novus Ordo. Dit nadenken is positief omdat het slechts kan leiden tot een meer waardige viering van de liturgie.
Wat kunnen priesters doen om Summorum Pontificum te incorporeren in hun eigen priesterlijk dienstwerk?
Kardinaal Rigali: Het Sint-Carolus Borromeus seminarie bidet een cursus voor priesters die wensen gevormd en getraind te worden in de juiste viering van de Mis volgens het missaal van de zalige Johannes XXIII om zo competentie in het Latijn en de rubrieken van de buitengewone vorm te verzekeren. Voorafgaand aan de praktische ervaring, zal de theologie achter de liturgie en het motu proprio worden bestudeerd. Ik moedig elke priester die wenst deze liturgie te celebreren aan om zulke vormende opportuniteiten aan te grijpen opdat de liturgie gevierd wordt op een biddende en eerbiedwaardige wijze.
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